Degustazione
dell’Universo
Quando tre mondi si incontrano sotto il Vesuvio
Ci sono serate che restano impresse non per quello che si è fatto, ma per quello che si è sentito. Il 21 giugno 2025, giorno del solstizio d’estate, un gruppo di 32 persone ha vissuto qualcosa di raro nelle vigne millenarie delle Cantine FuocoMuorto ad Ercolano: un viaggio di consapevolezza che ha attraversato il vino, il respiro, il silenzio e il cielo stellato.
L’idea era semplice nella sua ambizione: portare insieme il coaching, l’astronomia e la degustazione del vino in un unico filo narrativo. Scoprire che la stessa attenzione con cui si assapora un calice — la vista, l’olfatto, il gusto — è la stessa con cui possiamo tornare a sentire noi stessi e il mondo intorno a noi.
«Tre mondi si uniscono: il cosmo del vino, il cosmo del cielo e il cosmo che ciascuno porta dentro di sé.»
Sullo sfondo, il Golfo di Napoli che si distendeva verso l’orizzonte, il profilo del Vesuvio nel crepuscolo, e una vigna che cresce da oltre dieci secoli sulle colate laviche delle eruzioni che hanno segnato questa terra sin dal 1037. Un palcoscenico straordinario per un’esperienza che nessuno si aspettava davvero fino in fondo.
I quattro elementi come ancore di presenza
Prima ancora di parlare di vino o di stelle, la serata è cominciata con un invito a toccare il reale. Quattro elementi, quattro porte di accesso al momento presente.
Acqua
Il Golfo di Napoli disteso davanti a noi, la sua presenza silenziosa e costante, orizzonte che abbraccia.
Terra
La vigna sotto i piedi, lava solidificata nei secoli, memoria di eruzioni lontane divenuta humus e radici.
Fuoco
Il Sole al tramonto dietro Napoli — il momento più lungo dell’anno — e il Fuocomuorto che dorme sotto.
Aria
La brezza che sale dal mare, attraversa la vigna e porta con sé profumo di salmastro e di mosto.
Il momento più lungo dell’anno, vissuto davvero
Alle 20:00 precise, il Sole stava iniziando la sua discesa dietro le case di Napoli. Clementina Sasso — astrofisica solare di fama internazionale — ha aperto la serata raccontando il significato astronomico del solstizio: il punto in cui l’asse terrestre raggiunge la sua inclinazione massima verso il Sole, il giorno con il più lungo arco di luce dell’anno. Un evento che i Greci celebravano con riti, fuochi e offerte, consapevoli che la natura stava voltando pagina.
Osservare quel tramonto dalla vigna vesuviana, con il Golfo che si tingeva di arancio e il Vesuvio che si stagliava scuro sull’ultimo chiarore, è stato qualcosa di più di uno spettacolo: è stata una soglia. Da quel momento in poi, la luce del giorno avrebbe cominciato a diminuire, e noi avremmo cominciato il nostro viaggio verso l’interno.
Un primitivo, come primitive sono le nostre emozioni
Nel calice è stato versato il Lava di Fuoco: un Primitivo prodotto dalle vigne delle Cantine FuocoMuorto, cresciute su suoli vulcanici che datano alle eruzioni del 1037. Non un vino qualsiasi: un vino che porta nel nome la storia del luogo, la forza della terra che lo ha generato.
La degustazione non è partita dal bere. È partita dal guardare. L’esame visivo — il colore, la trasparenza, i riflessi violacei del Primitivo nel controluce del tramonto — è diventato il primo esercizio di attenzione. Poi l’olfatto: avvicinare il calice lentamente, inspirare, lasciare che i profumi di frutti scuri, spezie e sottobosco si dispiegassero senza fretta. Infine il gusto: tenere il vino in bocca, percepire la struttura, i tannini, il calore dell’alcol, la persistenza finale.
«Degustare un vino come questo è un atto di consapevolezza. Ci insegna che sentire richiede intenzione, non solo sensi.»
Il parallelo era esplicito: la stessa qualità di attenzione con cui si degusta un calice è quella con cui si può tornare a sentire sé stessi. Il vino era uno strumento. La consapevolezza era la destinazione.
Il viaggio verso l’interno
Con il calice in mano, il tramonto alle spalle e il profumo della vigna nell’aria, è cominciata la meditazione. Il suono di una campana tibetana ha segnato l’inizio — un’ancora sonora che ha spostato l’attenzione dal fuori al dentro.
L’esercizio di respirazione 5-5-5 ha guidato i partecipanti a rallentare il ritmo fisiologico, a portare ossigeno nelle cellule, a creare quello spazio interno in cui la consapevolezza può attecchire. Poi la scansione del corpo: sentire il peso dei piedi sulla terra lavica, la brezza sul viso, il battito del cuore, la temperatura delle mani intorno al calice.
Come nella degustazione del vino, dove si impara a distinguere note olfattive che di solito non si colgono, nella meditazione si impara a percepire sensazioni corporee che il rumore quotidiano seppellisce. L’olfatto è diventato il ponte: inspirare l’aria del Golfo, riconoscervi il sale, la vigna, il legno delle botti lontane, il mosto.
Alla fine del percorso meditativo, Gennaro Sorrentino ha chiesto a ciascun partecipante di raccogliere la propria esperienza in una sola parola. Parole come pace, radici, luce, meraviglia hanno riempito la vigna nel silenzio del crepuscolo. Un debriefing senza analisi: solo presenza, solo contatto con ciò che si era vissuto.
Dall’universo interiore all’universo stellato
Con la meditazione ancora viva nel corpo, gli occhi si sono alzati verso il cielo. Il buio era sceso sulla vigna, e con esso le stelle. Clementina Sasso ha preso la guida astronomica, indicando i pianeti visibili ad occhio nudo e raccontando le costellazioni che gli antichi avevano abitato con le loro storie.
Al telescopio è apparsa la Luna — i suoi crateri improvvisamente vicini, la sua superficie accidentata improvvisamente reale. Poi Giove, con i quattro satelliti medicei visibili come punti di luce disposti in fila: Io, Europa, Ganimede, Callisto. Gli stessi che Galileo osservò dal 1610 e che cambiarono per sempre la nostra idea del posto che occupiamo nel cosmo.
«Guardare Giove attraverso un telescopio è capire, con il corpo e non solo con la mente, che facciamo parte di qualcosa di enormemente più grande di noi.»
Clementina ha poi raccontato la mitologia delle costellazioni estive — l’Aquila, il Cigno, la Lira, il Triangolo Estivo — intrecciando astronomia scientifica e narrazione archetipica, come aveva fatto l’antichità per migliaia di anni. Il cielo è tornato ad essere quello che era per i Greci: una mappa del senso, non solo delle stelle.
Nelle viscere della lava: la cantina più antica del Vesuvio
Dopo l’osservazione del cielo, il viaggio è sceso sottoterra — letteralmente. Le Cantine FuocoMuorto custodiscono una grotta naturale formatasi nella lava dell’eruzione del 1037, oltre novecento anni fa. Camminare al suo interno è toccare il tempo geologico con le mani.
Vincenzo Oliviero e suo figlio Gennaro, proprietari della cantina, hanno guidato i partecipanti tra le botti, raccontando la storia di una famiglia che coltiva queste vigne da generazioni, che ha scelto di non abbandonare questa terra difficile e generosa, e che in ogni bottiglia distilla un pezzo di Vesuvio.
La degustazione si è ampliata ai vini dell’intera produzione: bianchi da uve Falanghina e Coda di Volpe, rossi strutturati da Piedirosso e Aglianico. Ogni calice raccontava il suolo vulcanico, la mineralità ferrosa della lava, la salinità del vento del Golfo.
Un cerchio si chiudeva: il viaggio cominciato con la consapevolezza dei sensi trovava nella degustazione finale la sua piena realizzazione. Sentire un vino con attenzione non era più un esercizio tecnico, ma una pratica di presenza.
L’anno dell’eruzione che ha creato la grotta naturale della cantina
Partecipanti alla serata, un gruppo raccolto e presente
Universi esplorati: vino, cielo e cosmo interiore
Il solstizio d’estate: il giorno più lungo dell’anno
Tre sguardi, un solo viaggio
La magia della serata è nata dall’incontro di competenze molto diverse, tenute insieme da una visione comune: restituire alle persone il piacere di sentire davvero.
Gennaro Sorrentino
Ha guidato il percorso di consapevolezza intrecciando la degustazione del vino con la meditazione guidata e il debriefing esperienziale. Il filo conduttore era la qualità dell’attenzione come pratica quotidiana.
Clementina Sasso
Ricercatrice di fama internazionale, ha portato il rigore della scienza e la poesia dello sguardo verso il cielo, raccontando il solstizio, i pianeti, la Luna e le costellazioni con la passione di chi abita il cosmo ogni giorno.
Vincenzo & Gennaro Oliviero
Custodi di una vigna millenaria, hanno condiviso la storia di una famiglia e di una terra che il Vesuvio ha plasmato. Il loro vino non è solo bevanda: è memoria geologica fatta liquida.