Un caffè che ferma il tempo
Il racconto di una serata di coaching di comunità a Torre del Greco, tra letteratura, emozioni e il valore del presente
“Riflettere in Comunità”: quando un libro diventa lo spunto per un viaggio collettivo nelle emozioni
Ci sono serate che non sono solo “eventi”, ma diventano veri e propri momenti senza tempo, spazi sospesi dove l’unica cosa che conta è il qui ed ora. Quella vissuta al CoBar Stecca è stata esattamente questo: un’esperienza di comunità, di vita e di profonda condivisione.
L’occasione è stata la presentazione del libro di Toshikazu Kawaguchi, “Finché il caffè è caldo”, organizzata dal Lions Club Due Torri 1977 – Torre del Greco, secondo appuntamento del nostro percorso di incontri di comunità. Ma definire la serata una semplice “presentazione” sarebbe riduttivo. È stato un viaggio collettivo nelle emozioni, guidato dalla sapiente e accogliente voce di Benedetta Rostan, dirigente scolastica dell’Istituto “Francesco Degni” di Torre del Greco.
Un’atmosfera pregna di partecipazione
La sala era piena. Vedere così tante persone intervenire e partecipare attivamente è stato il regalo più bello della serata. Abbiamo condiviso pensieri, storie e, soprattutto, socialità, partendo da quegli spunti letterari che ci hanno spinto a interrogarci sul valore del nostro presente. Come ricordato in apertura, le nostre serate sono diventate momenti senza tempo e senza luogo, nei quali esiste soltanto il qui ed ora: partiamo da uno spunto letterario per condividere emozioni, pensieri e relazioni autentiche.
Ad accogliere il pubblico, il tradizionale saluto Sawubona — un termine zulu che significa “io ti vedo”, un riconoscimento profondo e reciproco della presenza e del valore di ogni persona in sala — pensato per introdurre lo spirito con cui affrontare la serata: ascoltare ed essere davvero visti dagli altri.
Dirigente scolastica dell’Istituto “Francesco Degni” di Torre del Greco, laureata in Lettere Classiche e specializzata in Dirigenza e Management delle Istituzioni Scolastiche. È stata docente della scuola primaria e docente di Latino e Greco presso il Liceo Classico “Pietro Giannone” di Caserta e il Liceo “F. Durante” di Frattamaggiore. Dirigente scolastica dal 2015, è da sempre impegnata nella promozione dell’innovazione didattica, dell’inclusione e della qualità dei processi educativi, con pubblicazioni e contributi su temi pedagogici che promuovono una visione di scuola aperta, partecipata e attenta alla crescita di ogni studente.
Durante la serata, Benedetta ci ha portato nel cuore delle atmosfere sospese di quella piccola caffetteria giapponese dove tutto è possibile: viaggiare nel tempo, tornare indietro, rivivere un momento perduto. A patto, però, di rispettare cinque regole precise — e di accettare che il presente, comunque vada il viaggio, non potrà mai cambiare.
Le cinque regole del cuore
Ci siamo fermati a riflettere insieme su quei piccoli, decisivi gesti che scandiscono la trama del libro e che, a ben guardare, parlano di tutti noi:
- Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino, e aspetta solo te.
- Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
- Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
- Mentre lo fai, ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
- Non lasciare, per alcuna ragione, che il caffè si raffreddi: bevilo finché è caldo.
Quattro storie, quattro rimpianti diversi, un unico filo conduttore: ognuna delle protagoniste del romanzo sente riaffiorare un ricordo doloroso, ma tutte scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani, il solo momento in cui possiamo ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto.
Quel senso della sedia
Il cuore della serata è ruotato attorno a una domanda che è risuonata in ognuno dei presenti: se, in fin dei conti, che uno torni nel passato o viaggi nel futuro il presente non cambia comunque, che senso ha quella sedia?
Avreste una ragione per sedervi su quella sedia? E se vi dicessimo che tornare indietro, con le emozioni, è davvero possibile — lo fareste?
Da questa domanda, apparentemente senza risposta, è nata la parte più intensa e partecipata della serata: non più solo ascolto, ma esperienza diretta. Il pubblico non è rimasto spettatore: si è messo in gioco, carta e penna alla mano, per rispondere non a Benedetta, ma a se stesso.
Dal racconto all’esperienza: gli esercizi di coaching
Perché una serata di comunità, per il nostro Club, non si esaurisce mai nell’ascolto: deve trasformarsi in esperienza vissuta. Per questo, dopo la presentazione del libro, abbiamo proposto ai presenti due strumenti di coaching pensati per allenare l’intelligenza emotiva, ispirati a due tra i più autorevoli riferimenti della letteratura psicologica sul tema.
Tratto da “Agilità emotiva” di Susan David: un timer di 20 minuti per scrivere, senza giudizio e senza preoccuparsi di forma o coerenza, un’esperienza emotivamente rilevante. Un esercizio di scrittura libera che avvia il processo di “distanziamento” dai propri vissuti, permettendo di osservarli da una nuova prospettiva.
Un percorso guidato in quattro tappe: pensare a una situazione o sfida in corso, riconoscere come ci si sente aiutandosi con la ruota di Plutchik, esplorare le opzioni a disposizione e, infine, chiedersi con onestà “cosa voglio davvero?”.
Due strumenti semplici ma potenti, che hanno permesso a chi era in sala di passare dal racconto della finzione letteraria all’ascolto della propria storia personale — trasformando una presentazione di libro in un autentico momento di coaching di comunità.
Condividere per crescere insieme
Nella parte finale della serata, ciò che era stato scritto e vissuto in silenzio è tornato ad essere parola condivisa. Emozioni, storie, piccoli rimpianti e nuove consapevolezze si sono intrecciati tra i tavoli, in un clima di ascolto autentico e privo di giudizio — lo stesso spirito con cui, poche righe prima, ognuno aveva scritto per sé. È in questi momenti che si comprende il senso più profondo del fare comunità: non solo stare insieme, ma crescere gli uni grazie agli altri.
La serata si è chiusa come era iniziata, con il suono della campana e una parola scelta da ciascuno per raccogliere il senso dell’esperienza vissuta: un piccolo rituale che restituisce, ogni volta, la sensazione di aver condiviso qualcosa di autentico.
Il valore del service: perché il Lions Club Due Torri crede in queste serate
Il Lions Club Due Torri 1977 – Torre del Greco porta avanti da tempo un percorso di incontri di comunità che uniscono la dimensione culturale a quella del benessere relazionale ed emotivo del territorio. Serate come questa non sono semplici eventi conviviali: sono un vero e proprio service, nell’accezione più autentica del termine Lions — un dono di tempo, ascolto e competenza restituito alla comunità.
Partire da un libro, da una storia, da uno spunto letterario per poi trasformarlo in uno spazio di riflessione condivisa e in un esercizio concreto di intelligenza emotiva è il modo in cui il Club interpreta il proprio ruolo sul territorio: essere presenza attiva, punto di incontro, occasione di crescita personale e collettiva per chiunque scelga di varcare la porta di un locale come il CoBar Stecca e sedersi, anche solo per una sera, a quell’unico tavolino ad aspettare il proprio turno.
Un impegno che si rinnova appuntamento dopo appuntamento, con la stessa cura e la stessa apertura verso chiunque voglia unirsi: il prossimo passo di questo percorso di condivisione è il Circolo Nautico, dove il Club continua a costruire occasioni di incontro, servizio e relazione autentica per la comunità di Torre del Greco.
Vuoi far parte delle prossime serate di comunità del Lions Club Due Torri – Torre del Greco? Seguici per non perdere i prossimi appuntamenti.
Gennaro Sorrentino
Presidente Lions Club Due Torri – Torre del Greco

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