Lo Sputnik moment
Era il 4 ottobre 1957, un venerdì per la precisione e l’Unione Sovietica lanciò il primo satellite artificiale, lo Sputnik. Fu un successo, un momento storico, in barba a tutti quelli che credono che di “né di Venere né di Marte non si sposa, non si parte, né si dà principio all’arte“.
Era lo stesso venerdì 4 ottobre 1957 anche se negli Stati Uniti d’America e la giornata non appariva tanto gloriosa. Negli USA era da tanto che si cercava di far passare alla Camera una legge per finanziare l’educazione senza successo. E fu proprio quel venerdì che il capo della Commissione sull’educazione al Senato, Stewart McClure, ebbe un lampo di genio, suggerendo al presidente della Commissione al Lavoro, Joseph Lister Hill, di aggiungere la parola “Difesa” al piano per l’educazione con l’intento di cambiare l’atteggiamento della Camera nei confronti della loro proposta di legge.
Con questa semplice parola inserita in un contesto educativo nel 1958 vide la luce una delle politiche sull’educazione di maggior successo, il National Defence Education Act grazie al quale si passò dai 2 milioni di universitari Usa del Dopoguerra ai 7,5 del 1970.
In questo periodo nascono i grandi progetti di riforma curricolare (come il PSSC – Physical Science Study Committee), che cercavano di portare la “fisica dei fisici” nelle scuole, enfatizzando l’esperimento e il rigore concettuale rispetto alla pura nozione. Il progetto raccoglieva migliaia di collaboratori, tra scienziati, tecnici e insegnanti, fra i quali ricordiamo Jerrold Zacharias, Eric Rogers, Richard Feynmann, George Gamow e Victor Weisskopf.
Gli albori: da SMET a STEM
Nonostante i grandi investimenti, per decenni le discipline scientifiche sono rimaste isolate nei propri “silos”. Solo negli anni ’90 la National Science Foundation (NSF) comprese che la complessità tecnologica richiedeva un approccio integrato.
La National Science Foundation (NSF) era stata fondata nel 1950, ed è un’agenzia governativa degli Stati Uniti, che sostiene la ricerca e la formazione di base in tutti i campi non-medici della scienza e dell’ingegneria.
Inizialmente, per rappresentare la necessità di un approccio multidisciplinare fu scelto l’acronimo SMET (Science, Mathematics, Engineering, and Technology). Tuttavia, fu nel 2001 che Judith Ramaley e Rita Colwell intuirono che per trasformare una necessità burocratica in un movimento culturale globale serviva un nome più armonioso. Nacque così lo STEM, un brand che ha ridefinito l’identità dell’istruzione tecnica nel nuovo millennio.
L’acronimo STEM è entrato a far parte dell’uso comune nel settore della ricerca didattica ma anche della politica educativa e nella pratica didattica. (e.g., Christenson, 2011; Chute, 2009).
L’evoluzione delle STEM in STEAM
Il XXI secolo ci ha insegnato che la somma di quattro discipline non è sufficiente. La vera innovazione avviene nelle “zone di confine”. È qui che, ad esempio, la Fisica smette di essere solo teoria e si fonde con il design ingegneristico, portandoci verso il Learning by Doing.
Ma il vero salto di paradigma è rappresentato dall’introduzione della “A” di Arts. Grazie all’intuizione di Georgette Yakman, siamo passati alle STEAM. Per noi formatori, questo significa riconoscere che l’estetica, l’etica e il pensiero creativo sono il collante indispensabile per l’innovazione. Qui la A non sta ad indicare soltanto l’inserimento di una nuova disciplina, si fa riferimento ad un mondo più ampio nell’approccio alla risoluzioni di problemi che si serve delle soft skills, del lavoro di gruppo, della creatività, del pensiero divergente, tutte le caratteristiche necessarie ad una buona cittadina o buon cittadino ma soprattutto elementi imprescindibili per scienziate e scienziati. Da questa esigenza né scaturisce anche una scelta metodologica per formatori e docenti che vogliono portare in aula un modo corretto per veicolare al meglio l’apprendimento. Le metodologie che quindi adopereremo saranno quelle relative ad uno stile di apprendimento attivo come ad esempio il learning by doing, il cooperative learning, l’inquiry base science education (IBSE).
Le STEAM valorizzano collaborazione, inclusione e competenze socio-emotive tramite storytelling, laboratori tecnologici e feedback personalizzato. Queste metodologie attivano ragionamento creativo, connessioni relazionali e apprendimento autentico, preparando studenti a una società complessa. Come coach educativo, vedo nelle STEAM lo strumento per un apprendimento olistico che integra sfera emozionale e sociale.
Mi preme chiarire le differenze tra i diversi modelli di integrazione fra le discipline per poterne apprezzare le sfumature in relazione alle metodologie citate sopra.
Per orientarci in questa evoluzione, possiamo osservare come sono cambiati i legami tra le materie:
| Modello | Caratteristiche | Risultato Didattico |
| Silos | Discipline separate | Conoscenza frammentata |
| Multidisciplinare | Tema comune, ma confini netti | Visione d’insieme |
| Interdisciplinare | I confini sfumano, strumenti condivisi | Problem-solving applicato |
| Transdisciplinare | Fusione totale in un nuovo framework | Conoscenza applicata alla realtà |
Le azioni per incentivare le STEM
Abbiamo visto come le discipline STEM emergono negli USA negli anni 2000 in risposta alla necessità di competizioni globali in campi scientifici e tecnologici.
In Europa una delle prime indagini relativa al mondo STEM è stata pubblicata nel 2011 da Eurydice e riportava elementi nei seguenti ambiti:
- L’organizzazione dell’insegnamento delle scienze in Europa, le politiche e le strategie in 31 Paesi a confronto;
- una rassegna sulla letteratura scientifica e una lettura dei principali risultati delle indagini PISA e TIMSS;
- le differenze di genere
- la valutazione;
- la formazione degli insegnanti.
Verso il 2015, a seguito di un’attenzione sempre maggiore, anche di carattere politico, ulteriori sondaggi hanno fatto emergere che l’80% descrive l’istruzione STEM come una priorità nazionale, ma che erano presenti forti differenze di genere e che gli Stati avessero forti difficoltà nella riduzione degli studenti con risultati scarsi in queste discipline.
In Italia, l’interesse cresce con progetti ministeriali per contrastare il calo di iscrizioni alle facoltà universitarie in materie scientifiche. Le ultime azioni, in ordine di tempo, messe in campo dal Ministero dell’IStruzione e del Merito sono state attuate grazie ai fondi del PNRR. Grazie a questi fondi è stata attuata un’intera linea di investimento con Il decreto 12 aprile 2023, n. 65, che ha destinato risorse alla linea di investimento 3.1 “Nuove competenze e nuovi linguaggi” della Missione 4 – Componente 1. In particolare sono stati destinati 600.000.000,00 euro per la realizzazione di percorsi didattici, formativi e di orientamento per studentesse e studenti finalizzati a promuovere l’integrazione, all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, di attività, metodologie e contenuti volti a sviluppare le competenze STEM, digitali e di innovazione, nonché quelle linguistiche, garantendo pari opportunità e parità di genere in termini di approccio metodologico e di attività di orientamento STEM.
Il ruolo del formatore
Oggi, insegnare le discipline STEM/STEAM non significa solo trasmettere concetti, ma guidare le studentesse e gli studenti attraverso la complessità del Mondo che vivono all’interno del quale non bastano le conoscenze e le abilità ma c’è la necessità di competenze ampiamente costruite e soprattutto c’è la necessità di consapevolizzare e conoscere i meccanismi emotivi e relazionali che accompagnano, e talvolta guidano, le nostre scelte e l’apprendimento.
La nostra sfida è quindi quella di superare i vecchi confini disciplinari per costruire una Scuola, ed una formazione, che sia, finalmente, all’altezza delle sfide globali.
